...Un urlo che faccia sobbalzare chi è al potere, che ridesti la società civile e la classe dirigente, complice del degrado, che sovrasti gli sproloqui e le risse
parlamentari di ogni giorno. Un urlo che scrolli i pavidi, che scuota gli
indifferenti, che sorprenda gli ignavi, i dormienti, gli abbioccati di
consumismo. Un urlo forte, vibrante, che infranga le pareti di silenzi imposti
e menzogne, che spezzi il sogno e l’indifferenza di una società ipnotizzata da
un’in- formazione monopolizzata, salvo rare eccezioni...
Vorrei dire che
di tanta inerzia e inettitudine siamo noi i colpevoli, per non aver saputo,
nella grande rovina, portare a compimento la rinascita; per esserci preoccupati
più di ricostruire le cose
anziché le persone; per non aver saputo scindere fino in fondo il bene dal
male; per non aver saputo
epurare, selezionare; per aver incrementato più i bisogni che non i mezzi per
soddisfarli; per non aver
saputo preparare la generazione dei vostri padri.
Massimo Ottolenghi "Ribellarsi è giusto" (ed. Chiarelettere)
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