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mercoledì 24 agosto 2011

NON CERCARMI, NON TI TROVO



                                    
Nuovi dati confermano l'Italia fanalino di coda per il lavoro giovanile, inteso fino ai 35 anni, sebbene a questa età, un tempo, più che essere giovani in cerca in lavoro si aveva il pensiero di portare avanti una famiglia. Eppure le imprese faticano a trovare le risorse necessarie. Come dire che un lago è traboccante di pesci e le reti tornano spoglie. Roba degna del crozziano Assurdistan. Evidentemente il filo impresa-lavoratore è interrotto. E si è spezzato durate gli anni di inutile studio. Come ancora più inutili si rivelano i corsi di millantata formazione che creano aspettative disattese, allungano i tempi di inserimento, sottraggono fondi pubblici e aumentano il caos nei curricula dei corsisti. Si contesta che chi ha un titolo non si adatta e non ha umiltà, forse perché cinquant'anni di DC ci hanno abituati che un posto per sistemarsi si trova sempre, a prescindere dal merito, seduti e con orari ben precisi. Così come l'ultimo ventennio ci ha insegnato che la carriera migliore è nei privé e nei salotti televisivi. Ciò nonostante, guardandosi attorno, la giovane Italia ha voglia di fare, o almeno vorrebbe fare, se solo potesse fare.

venerdì 27 maggio 2011

ITALIA IN CIMA...ALLE TRUFFE....


Non è vero che ci unisce solo la Nazionale e il Festival di Sanremo. Pascoli inesistenti, aziende avviate con false fatturazioni, formazione mai tenuta. Questa è la varietà di campi in cui si è esprime la creatività truffaldina di molti italiani, da Nord a Sud. Perché, a volte, riusciamo a essere davvero una “nazione”, coesa e uniforme. Coltivatori trentini e formatori siciliani, imprenditori lombardi e colleghi  calabresi, ognuno secondo la vocazione territoriale. Il risultato è che, nel Paese in cui i magistrati attuano la loro dittatura (!), e tutti si impomatano (Lui per primo), si consuma metà delle truffe all’ Ue di tutta la Comunità europea.
Mica male ! E nonostante le Fiamme Gialle attuino controlli capillari, solo una minima parte dei casi sospetti diventano denunce. Il danno non è solo economico, di per sè preoccupante, ma anche sociale. Infatti, a rimetterci spesso, oltre alle casse Ue, che sono anche nostre, sono i lavoratori assunti da imprenditori che dopo aver spillato  fondi si dileguano, lasciando i dipendenti per strada e infrastrutture  pressocchè inutili, con danno anche al territorio. Perché evidentemente, i fondi sono di tutti, le responsabilità di nessuno. Il problema di fondo è rappresentato dalla competenza dei truffatori: richieste di fondi ben congegnate, giri di denaro con paradisi fiscali, scaltrezza nel muoversi tra la burocrazia. Menti preparate, dunque, che però si limitano a pensare che il denaro sia il fine, non il principio per processi produttivi che portino altro e più denaro. Moderni e astuti, ma pur sempre banditi.